DA OGGI ONLINE: “LA DODICESIMA NOTTE 4 KIDS”, DI GERMANA MACIOCCI. EBOOK DELL’ADATTAMENTO PER BAMBINI DALL’OPERA DI SHAKESPEARE

SIAMO DELLA STESSA MATERIA
DI CUI SONO FATTI I SOGNI,
E UN SOGNO ORA, PER ME, E’ DIVENTATO REALTA’.

WE ARE SUCH STUFF AS DREAMS ARE MADE ON,
AND A DREAM COME TRUE FOR ME NOW.
(Germana Maciocci)

IN VENDITA ONLINE

cover12thNight

Da Shakespeare ai nostri bambini: un adattamento in lingua italiana in versi (solo le canzoni sono state mantenute identiche alle originali) de La Dodicesima Notte, destinato sia alla visione sia alla messa in scena da parte dei più piccoli, un lavoro svolto con impegno e passione, nel pieno rispetto del testo originale inglese.

From Shakespeare to our children: an adaptation in Italian verse  (only the songs were kept identical to the originals) of the Twelfth Night, directed both to the vision and the staging by our little ones, a work with commitment and passion, in full respect of the original English play.

All for Will and Will for Love!!

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Re Lear, da Le Storie di William Shakespeare di Leon Garfield, Parte 5 – traduzione di Germana Maciocci

Anche il conte di Gloucester, nel frattempo, era venuto a sapere per lettera dell’imminente arrivo delle truppe francesi, e, vile quale egli era, aveva nascosto la notizia sia al duca che alla duchessa di Cornovaglia. La vita del vecchio conte, come quella del regno intero, era ormai in rovina. Edgar, il suo primogenito, era stato accusato di tradimento; fuggendo, diventando un ricercato. Il messaggero del re era ai ceppi fuori dalla porta del suo stesso castello; e il conte non era ormai neanche più padrone a casa sua. Ovunque si girasse, vedeva i servitori armati del duca; ovunque andasse, si ritrovava a dover affrontare il malcontento del duca e della duchessa, iniziando a sentirsi non meno di un intruso. Gli avevano sottratto anche l’ultima sua consolazione, il suo fedele figlio Edmund, il quale passava più tempo ormai con il duca e la duchessa, che con suo padre, il conte.

Finché all’improvviso, simile a una tempesta a cavallo, arrivò il re! Con i bianchi capelli e la bianca, folta barba scompigliata, a circondare il volto arrossato, come un sole in inverno, egli chiese di poter parlare con il duca di Cornovaglia e sua moglie, i quali avevano osato mettere ai ceppi il suo messaggero. Pieno di angoscia, il conte corse a portare il comando del re ai suoi importanti ospiti;e ancora più angosciato ritornò con la loro fredda risposta. Il re lo fissò stupito.

“Si rifiutano di parlarmi! Sono indisposti! Sono stanchi perché hanno viaggiato tutta la notte!”urlò. “Trovami una scusa migliore!”

“Mio caro signore”, tentò Gloucester, preso in mezzo all’ira del suo vecchio padrone e alla fierezza dei nuovi, “sai quanto il duca sia irruento”.

“Vendetta! Maledetti! Morte e sventura!” ruggì il re. “Irruenza! Da quando si tratta di una qualità?” esclamò, mandando di nuovo il conte a chiamare il duca e la duchessa, i quali, infine, arrivarono, e allora il messaggero fu liberato; ma il re a malapena si accorse della sua partenza, perché finalmente Regana, la sua amata figlia, lo aveva raggiunto; e quale altro padre aveva una figlia preziosa quanto Regana? Il suo cuore era talmente colmo di amore per lei, che il re iniziò a confidarle, in un tumulto di parole, più simile a un bambino ferito che si rivolge alla madre amata, tutte le ingiustizie che aveva subito dalla sorella maggiore.

Regana però lo interruppe. “Non credo che mia sorella abbia mancato nei vostri confronti” disse questa freddamente.

Il re sussultò, ondeggiando leggermente, come portato dal vento; quindi si fermò a fissarla. Aveva sentito bene? Era proprio lei, Regana, la sua tenera, affettuosa Regana, che aveva parlato di fronte a lui, l’insensibile duchessa, insieme al suo duro coniuge? No, non poteva essere lei, non con quella voce crudele che lo dichiarava vecchio e con un piede nella tomba, ormai incapace di prendersi cura fin di se stesso; la stessa che affermava che Gonerilla era stata giusta nel rimetterlo al suo posto, e che egli avrebbe dovuto tornare indietro da lei in ginocchio, chiedendo umilmente perdono! Non poteva essere Regana, e lui non l’avrebbe maledetta come aveva fatto con Gonerilla. Doveva trattarsi di un mostro che ne aveva preso le sembianze, perché sua figlia non avrebbe mai rinnegato l’amore dichiarato al padre, tantomeno si sarebbe rivelata tanto ingrata. Non era come Gonerilla.

“Oh dei del cielo, se amate chi è ormai vecchio come me, scendete sulla terra e difendetemi!” urlò il re con un brivido di angoscia.

TWELFTH NIGHT 4 KIDS di W. Shakespeare, Atto V – adattamento di Germana Maciocci, bozza, estate 2011

Atto V

Scena I

(Davanti alla casa di Olivia – Ent. Feste e Fabiano, Orsino, Viola/Cesario, Curio e seguito)

Orsino

A madonna Olivia voi quindi appartenete?

Feste

Siamo invero di sua proprietà.

Orsino

Allora per cortesia a lei ben direte,

il conte Orsino è qui per chiedere pietà (Esce Feste)

(Entrano Antonio e le guardie)

Questo signore mi par di ricordare:

di chi si tratta, guardie, e dove vi recate?

1° Guardia

È Antonio, signore, colui che per il mare

fieramente vi sconfisse, e che per tale ragione

da queste parti gli fu ordinato di non tornare,

pena di esser chiuso per la vita in prigione.

Viola/Cesario

Proprio egli stamattina ha difeso la mia vita,

anche se devo dirvi, per motivi a me oscuri.

Orsino

(Ad Antonio) Dimmi dunque, quali eventi fanno si che ti avventuri

Abbandonando così rischiosamente la tua pena di eremita?

Antonio

Per amore del mio amico, che fin qui ho già seguito,

non sapendo che alla fine il nostro legame avrebbe tradito.

Egli nega di conoscermi, e di avergli ben prestato

tutto quanto in mio possesso, comportandosi da ingrato.

Viola/Cesario

Mi dispiace, lo confermo, quando vi avrei mai conosciuto?

Antonio

Per tre mesi, e lo sapete, sotto lo stesso tetto abbiamo giaciuto.

Orsino

Da tre mesi egli è con me, ve lo posso confermare:

ecco arriva donna Olivia, ora torno a sperare!

(Entrano Olivia e seguito)

Olivia

Cosa accade, che volete, non avete ormai capito?

Il mio cuor non vi appartiene. E voi (a Viola/Cesario) mi avete già tradito!

Orsino

Il mio dolce amico preferite, che al mio cuore sapete quanto è caro?

Altro dispetto non posso farvi, lo strapperò dal vostro cuore avaro.

E di quale marito parlate, (a Viola/Cesario) potete voi confermare?

Viola/Cesario

Mi spiace signora Olivia, ma questo devo proprio negare.

Olivia

Il prete chiamate vi prego, che possa per me testimoniare!

(Entra il Prete)

Cosa avvenne quindi tra me e Cesario, gentile curato?

Prete

Posso sulla croce giurarvi che contratto d’amore fu siglato.

Orsino

Quale volpe in te si cela, o giovane traditore?

Prenditi pure la tua signora, mai perdonerò un tale attore.

(Entra Sir Andrea)

Andrea

Presto da Sir Tobia mandate un dottore!

Cesario ci ha appena picchiato e con grande furore!

(Entrano Sir Tobia e Feste)

Ecco Tobia che arriva immantinente!

(Entra Sebastiano)

(A Olivia) Mi spiace mia signora di aver colpito proprio un parente!

Ma cosa mai avete, perché in quel modo strano mi guardate?

Orsino

Stessa voce, stesse vesti, stesse sembianze amate…

Sebastiano

(Ad Antonio) Antonio, amico mio, di avervi perduto ormai disperavo!

Antonio

Siete quindi voi Sebastiano, e non l’altro che poco fa guardavo?

Sebastiano

(Guardando Viola) Un fratello non avevo, ma una sorella dolce e adorata.

Ve ne prego, gentil signore, quali origini avete?

Olivia

Messalina è la mia patria, da Sebastiano sono nata.

Mio fratello in mare ho perduto, ora più non mi chiedete.

 Sebastiano

Di chiedervi altro non c’è bisogno, vostro fratello ora riavete:

abbracciatemi dolce Viola, cara sorella ritrovata! (si abbracciano)

(Ad Olivia) Vi confermo mia signora, vostro marito non vi ha mai tradito:

una vergine come fidanzata avreste voluto, e in effetti non avete fallito!

Orsino

(A Viola) Fanciulla, una donna come me non vorreste quindi amare?

Viola/Cesario

Tutto quello che ho già detto posso ancora confermare.

Quel che giuro fedelmente neanche il sole può bruciare.

Orsino

Dammi dunque la tua mano e nella tua reale veste fatti vedere.

(Entra Feste)

Feste

(Ad Olivia) Per il povero Malvolio ora faccio da corriere:

strapazzato si dichiara, e di aver agito come da vostro volere.

Olivia

Liberatelo e portatemelo (a Fabiano, che esce), e a voi caro signore (ad Orsino),

di esservi sorella ora chiedo con piacere,

e l’unione con i nostri amati di condividere con onore.

Orsino

La proposta ben accetto, e a voi fanciulla prego,

di essere  padrona del vostro padrone senza alcun diniego.

(Rientra Fabiano con Malvolio)

Olivia

Ebbene, Malvolio, che cosa vi prende?

Malvolio

Il vostro atteggiamento signora mi offende.

Olivia

Malvolio che dite? La testa dove avete?

Malvolio

La lettera che mi scriveste, come rinnegare potete?

Giarrettiere e calze gialle per voi ho indossato,

di dimostrarvi il mio amore non ho mai negato.

Olivia

Nessuna lettera vi scrissi, lo posso giurare:

Maria, Tobia e Andrea vi hanno burlato!

Fabiano

Signora gentile, non si faccia ingannare,

quest’uomo meschino se l’è meritato!

Feste

Il tempo che gira vendetta ha portato.

Malvolio

Voi tutti pagherete per il cruele scherzo (esce)!

Orsino

Seguitelo prima che seriamente il senno abbia perso.

Andiamo tutti; e voi, caro Cesario, da uomo di giusto onore,

ora come donna diventate regina del mio cuore! (escono tutti tranne Feste)

Feste

(canta:)

When that I was and a little tiny boy,
With hey, ho, the wind and the rain,
A foolish thing was but a toy,
For the rain it raineth every day.
But when I came to man’s estate,
With hey, ho, & c.
‘Gainst knaves and thieves men shut their gate,
For the rain, & c.
But when I came, alas! to wive,
With hey, ho, & c.
By swaggering could I never thrive,
For the rain, & c.
But when I came unto my beds,
With hey, ho, & c.
With toss-pots still had drunken heads,
For the rain, & c.
A great while ago the world begun,
With hey, ho, & c.
But that’s all one, our play is done,
And we’ll strive to please you every day.

(Escono tutti)

Fine

TWELFTH NIGHT 4 KIDS di W. Shakespeare, Atto IV – adattamento di Germana Maciocci, bozza, estate 2011

Atto IV

Scena I

(Il giardino di Olivia – Ent. Viola/Cesario e Feste)

(Davanti alla casa di Olivia – Ent. Sebastiano e Feste)

Feste

Giurereste, mio signore, di non avermi mai incontrato?

Sebastiano

Lo confermo, sir buffone, ecco, prendi questi e da me commiato.

(Ent. Sir Andrea, Sir Tobia e Fabiano)

Andrea

Vi ritrovo, vil signore, questo avete meritato! (lo batte)

Sebastiano

Forse il mondo è impazzito? Ecco quel che avete dato! (lo colpisce)

Feste

Corro dalla mia signora tutto quanto a raccontare. (esce)

Tobia

(A Sebastiano) Fermo lì, caro signore, più il mio amico non colpite!

Sebastiano

Da parte ne ho anche per voi, se di tediarmi non finite!

(Ent. Olivia)

Olivia

Fermi, pazzi, cosa fate? Il mio amico lasciate stare!

(Escono Sir Tobia, Sir Andrea e Fabiano)

Oh Cesario, mi dispiace, spero mi vogliate ascoltare,

venite a casa mia, tutta la storia vi voglio raccontare.

Al caro cugino un bel colpo voglio augurare,

il mio povero cuore nel tuo ha fatto tremare.

Sebastiano

Se questo è un solo un sogno, addormentato voglio restare (escono).

Scena II

(La casa di Olivia – Ent. Maria e Feste)

Maria

Mascherati, ti prego, un curato devi sembrare;

ora attendi qui da bravo, che Tobia vado a chiamare (esce).

Feste

Ora un povero folle anche il prete deve fare,

aggiustiamoci la tonaca, ed andiamo ad incominciare.

(Entrano Sir Tobia e Maria)

Tobia

Che Giove vi benedica, o gentil signor curato;

dal nostro prigioniero ora andate, tanto di voi egli ha cercato (indica la stanza dove è rinchiuso Malvolio).

Malvolio

(Da dentro la stanza) Chi mi cerca? Ser Topazio?

Vi prego dalla mia signora andate!

Ponete fine a questo strazio:

la mia buia prigionia tosto cessate!

Feste

Di quale buio mi parlate, vergognatevi signore!

Piena di luce è la vostra cella, buia invece la vostra testa!

Malvolio

Carta e penna vi chiedo, sul mio onore,

a donna Olivia voglio inviare la mia protesta.

Buffone!

(Escono Maria e Sir Tobia)

Feste

(Con la voce del buffone stavolta)

Eccomi, Malvolio, mi appresto ad aiutarvi,

per ora vi lascio una canzone, spero possa allietarvi (canta uscendo):

I am gone, sir,
And anon, sir,
I’ll be with you again,
In a trice,
Like to the old Vice,
Your need to sustain;
Who, with dagger of lath,
In his rage and his wrath,
Cries, ah, ha! to the devil:
Like a mad lad,
Pare thy nails, dad;
Adieu, good man devil.

 

Scena III

(Il giardino di Olivia – Ent. Sebastiano)

Sebastiano

Aria, sole, dono di perla splendente:

cosa mi accade, sto sognando o son desto?

E dov’è Antonio, amico eccellente?

Avrei proprio bisogno di un consiglio onesto.

Son savio o son matto, e di Olivia cosa dire?

Aspettiamo di vedere come la storia andrà a finire.

(Ent. Olivia)

Olivia

Se quanto avete detto, signore, credete,

se amore eterno giurarmi vorrete,

seguitemi quindi, non aspettiamo ancora,

celebriamo del nostro amore la dolce aurora.

Sebastiano

Ovunque vi seguirò, e sarete la mia signora,

del mio cuor e della mia anima, ogni giorno, ogni ora (escono).

TWELFTH NIGHT 4 KIDS di W. Shakespeare, Atto III – adattamento di Germana Maciocci, bozza, estate 2011

Atto III

Scena I

(Il giardino di Olivia – Ent. Viola/Cesario e Feste)

 

Viola/Cesario

Che il Signore la tua musica, amico mio, possa salvare.

Feste

Che egli vi ascolti, caro signore;

e che io possa sempre onestamente parlare.

Viola/Cesario

Sei tu dunque della signora Olivia il folle?

Feste

Sono solo uno che prende ogni parola con le molle.

Viola/Cesario

Prestate allora servizio presso il conte Orsino?

Feste

La follia viene e va, mio caro signore,

a volte lontano se ne va, più spesso ci è vicino.

Viola/Cesario

Prendete allora queste, e fatele fruttare.

Feste

Vi annuncio alla mia padrona, non vi farà aspettare (esce).

Viola/Cesario

Al suo mestiere può rinunciare a differenza del sapiente,

per quanto faticoso, a quest’ultimo non porta niente.

(Ent. Sir Tobia e Sir Andrea)

Tobia

Dove vi portano le vostre gambe, gentil signore?

Viola/Cesario

Presso vostra nipote, vostro umile servitore.

Tobia

Portate presso di lei le vostre gambe, allora.

Viola/Cesario

Insieme a tutto il resto, e alla buon’ora.

(Ent. Olivia e Maria)

Olivia

Eccovi dunque ancora, mio bel signore.

Andiamo nel giardino, udienza voglio donarvi.

(Escono Sir Tobia, Sir Andrea a Maria)

Qual è il vostro nome?

Viola/Cesario

Cesario mia signora, servo vostro con onore.

Olivia

Servo siete del conte Orsino, e non posso biasimarvi,

anche se al posto del suo vorrei avere il vostro cuore.

Viola/Cesario

Vi compiango mia signora…

Olivia

Fate pure, mio signore, ma son lieta di informarvi,

che la mia vita di nuovo avete aperto all’amore.

Viola/Cesario

Amore io vi auguro, insieme a tanta gioia:

possiate presto cessare di essere ciò che non siete.

Olivia

Questo anche a voi io auguro, e certo già sapete,

quanto più felice potrò essere se il vostro cuore mi donerete.

Viola/Cesario

Vi giuro sulla mia età e sul mio onore

che nessuna donna padrona esser potrà del mio destino.

Vi lascio ora e mai più per il mio signore

verrò lacrime a piangere nel vostro bel giardino.

 Olivia

Di tornare da me io certo non vi vieto,

L’amore che mi negate, il mio non terrà segreto (escono).

Atto III

Scena II

(Una stanza nella casa di Olivia – Ent. Sir Tobia, Sir Andrea e Fabiano)

Fabiano

Mio caro Sir Andrea, questo giovane Cesario,

ogni chance con Olivia potrebbe far bruciare.

Sir Andrea

Avete certo ragione, gentile messer Fabiano,

ma per averla vinta che cosa posso fare?

Sir Tobia

Sfidatelo a duello, questa è la giusta via.

Scrivetegli una lettera, e l’andrò io a consegnare.

(Ent. Maria)

Maria

Venite, presto, la scena perder non dovete,

di un Malvolio tutto sorrisi, calze gialle e giarrettiere,

presso la nostra Olivia – caduto nella nostra rete! (escono)

 

Atto III

Scena III

(Una strada – Ent. Sebastiano ed Antonio)

Sebastiano

La vostra compagnia non saprò mai come ripagare,

spero solo che per colpa mia in pericolo non siate.

Ditemi, di quale colpa vi siete mai potuto macchiare

perché il conte Orsino più vedere non possiate?

Antonio

Non ho mai restituito al conte ciò che suo già era.

Se mi trovassero qui, terribile sarebbe la mia pena.

Andate pure a zonzo, eccovi la borsa intera,

presso “L’Elefante” vi attenderò per cena (escono).

Atto III

Scena IV

(Il giardino di Olivia – Ent. Olivia e Maria)

Olivia

Pazza d’amore potrò sembrare,

ma di far chiamare Cesario non ho potuto evitare.

Dov’è Malvolio, il mio savio servitore?

Maria

Tutto tranne che savio, ci potete ormai giurare:

non fa altro che sorridere, ha perso ogni pudore.

Olivia

Portalo qui allora (esce Maria), la mia pazzia sola non vuole stare.

(Ent. Maria e Malvolio)

Olivia

Cos’hai dunque Malvolio? Cos’è questo apparire?

Il sorriso fisso in volto, calze gialle e giarrettiere?

Malvolio

Oh dolce mia signora, i vostri comandi voglio seguire

E di certo non ho paura di farvelo vedere.

Olivia

Da Cesario devo andare, chiamate Sir Tobia,

l’amico è da guardare, non fatelo scappar via (escono Olivia e Maria).

Malvolio

Amico mi ha chiamato, la cara mia signora,

son padrone del suo cuore, già verso il mio destino.

Tobia sta arrivando, un altro passo ancora,

vediamo come trattare ora il cugino.

(Entrano Maria, Sir Tobia e Fabiano)

 Sir Tobia

Malvolio dove siete? Come vi posso aiutare?

Malvolio

Ottima cosa sarebbe se mi lasciaste stare.

Tobia

Come state mio buon amico? Il diavolo vi ha preso?

Malvolio

Andate voi al diavolo, non ne sarà sorpreso (esce).

Sir Tobia

L’inganno ormai l’ha preso, finiamo il nostro gioco,

chiudiamolo un po’ al buio, divertiamoci ancora un poco.

(Ent. Sir Andrea)

Sir Andrea

Ecco a voi la lettera per Cesario, penso possa andare.

Sir Tobia

La consegno prontamente, a nascondervi voi andate,

al giovane una sorpresa farete, che non potrà scordare.

(Esce Sir Andrea)

Certo vi ho mentito, un gran coro ora intonate,

in onore di Sir Tobia, della beffa il luminare.

Al povero ragazzo andrò a raccontare

quanto Sir Andrea sia bravo con la spada.

I due uomini così tanto andrò a spaventare

che la rabbia non riusciranno quindi a tenere a bada

(escono Sir Tobia, Fabiano e Maria).

(Ent. Olivia e Viola/Cesario)

Olivia

Cosa posso fare quindi per conquistare il vostro cuore?

Viola/Cesario

Nulla, al mio signore donate il vostro amore.

Olivia

Come posso a lui donare quello che a voi ho già dato?

Portate il mio ritratto, e domani ritornate.

La mia anima dall’inferno vi prego richiamate (esce).

(Ent. Sir Tobia e Fabiano)

Sir Tobia

Gentiluomo, una parola, vi prego di prepararvi,

poiché il vostro assalitore è già in guardia ad aspettarvi.

Viola/Cesario

Vi sbagliate, ne son certo, posso ora a voi giurare

che nessuno e ben ricordo con me è pronto a lottare!

Sir Tobia

Ve ne prego, state attento, questo uomo è assai offeso,

pace egli non troverà fino a quando l’anima vi avrà preso (esce).

Viola/Cesario

Vi prego dunque, Sir Fabiano, presso lui intercedete,

di sembrar vile io non temo, cerco solo un po’ di quiete

(escono Viola/Cesario e Fabiano).

(Rintrano Sir Tobia e Sir Andrea)

Sir Tobia

E’ una furia, ve lo giuro, e ragion non vuol sentire!

Sir Andrea

Dagli allora il mio cavallo, e che qua possa finire.

(Rientrano Fabiano e Viola/Cesario)

Sir Tobia

Il duello ormai mi sembra non si possa evitare:

sguainate le vostre spade, e andate ad iniziare!

Viola/Cesario

(a parte) Che il Signore mi protegga, la mia maschera dovrò lasciare!

(Entra Antonio)

Antonio

(a Sir Andrea) Il ragazzo non sfidate, la colpa o la difesa su di me voglio spostare!

Sir Tobia

Chi siete quindi voi, signor senza paura?

Antonio

Colui che per amore non teme alcuna sventura.

(Entrano due Guardie)

1° Guardia

Ecco qua l’uomo che ci han detto di arrestare.

Antonio

Purtroppo alla richiesta io devo sottostare.

(a Viola) Questo devo subire, per avervi fin qui seguito,

vi chiedo ora pertanto, ridatemi la borsa.

Viola/Cesario

Non so cosa chiedete, oh mio signore ardito,

ma vi cedo volentieri metà di ogni risorsa.

Antonio

Mi state prendendo in giro, o siete fuori di testa?

Dalla morte vi ho salvato, cos’è questa follia?

Vi dico Sebastiano, tornasse la tempesta,

il male che mi fate non laverebbe via (esce con le Guardie)

Viola/Cesario

(a parte) Mi ha chiamato Sebastiano! Il miracolo è accaduto?

Forse egli allora è salvo, forse niente ho perduto (esce)!

Sir Tobia

Che vigliacco, traditore, il suo amico ha rinnegato,

ora andiamo a vedere cosa ci riserva il fato

(escono Sir Tobia, Sir Andrea e Fabiano).

(Fine Atto III)

TWELFTH NIGHT 4 KIDS di W. Shakespeare, Atto II – adattamento di Germana Maciocci, bozza, estate 2011

 

Atto II

Scena I

(La riva del mare – Ent. Antonio e Sebastiano)

Antonio

Restare, quindi, più non volete?

Sebastiano

Il mio fato me lo vieta.

Antonio

Dove quindi ve ne andrete?

Sebastiano

La mia meta volevo tenervi segreta,

ma a voi chi sono in realtà rivelare voglio.

Il mio nome è Sebastiano di Messalina,

dell’altro nobile Sebastiano sono figlio.

Avevo una sorella, a me gemella,

che il mare mi portò via nel naufragio.

Una donna molto bella, non solo di aspetto,

che il mare mi ha rubato con fato malvagio.

Antonio

Sempre vi ricorderò con tanto affetto.

Sebastiano

Vado dal conte Orsino, caro amico, vi saluto! (esce)

Antonio

Divieto ho di tornare sotto il suo tetto,

ma voi per amore seguirò senza rifiuto (esce).

Atto II

Scena II

 (Una strada – Ent. Viola e Malvolio)

Malvolio

Mio buon signore, la mia contessa

questo anello restituirvi vuole (esce).

Viola

Tale cosa non è mai successa,

quel che le donai furon solo parole.

Devo averla affascinata, se

ben ricordo il suo strano agire:

poverina, l’ho ingannata,

per colpa mia dovrà d’amore soffrire.

E io amo il conte Orsino:

a te l’ultima parola, beffardo destino! (esce)

Atto II

Scena III

 (La casa di Olivia – Ent. Andrea e Tobia)

Tobia

Venite quindi, mio buon cavaliere, entrate,

mangiamo e beviamo. Maria, del buon vino portate!

(Ent. Feste)

Andrea

Buffone, vi prego, un canto intonate:

la vostra voce è dolce, d’amore cantate!

(Feste canta:)

Oh mistress mine! where are you roaming?
Oh! stay and hear; your true love’s coming,
That can sing both high and low.
Trip no further, pretty sweeting;
Journeys end in lovers meeting,
Every wise man’s son doth know.

What is love? ‘tis not hereafter;
Present mirth hath present laughter;
What’s to come is still unsure:
In delay there lies no plenty;
Then come kiss me, sweet and twenty,
Youth’s a stuff will not endure.

Tobia

Voce soave mio buon buffone,

ora cantiamo insieme la canzone del briccone.

(Ent. Maria)

Maria

Fate piano, miei signori, io vi chiedo,

ecco Malvolio arrivare io vedo!

(Ent. Malvolio)

Ma signori, siete matti? Smettetela di urlare,

questa casa non è un’osteria, più rispetto dovete portare.

E voi Maria, se alla mia signora davvero tenete,

in questo luogo riportate la quiete.

Su questa mano, io ve lo giuro,

di lamentarmi con lei io non trascuro (esce).

Andrea

Sfidare quest’uomo a duello vorrei;

farebbe infuriare tutti gli dei.

Maria

Ipocrita e saccente egli è davvero,

pan per focaccia gli renderemo per intero.

Con false lettere d’amore lo trarremo in inganno

penserà che Olivia per amor di lui sia in affanno.

La sua superbia è di tale intensità,

che con tutte e due le scarpe nella beffa cadrà.

Troviamoci quindi domani nel luogo accordato:

caro Malvolio, il tuo fato è segnato! (esce)

Tobia

Andiamo a riposare, buffone, cavaliere,

della cara Maria rispettiamo il volere (escono tutti).

Atto II

Scena IV

(Il palazzo del duca – Ent. Orsino, Viola, Curio e altri)

Orsino

Buongiorno cari amici! E tu caro Cesario fammi ascoltare

Quella canzone che stanotte il mio cuore ha fatto volare.

Ma dimmi, ragazzo, esiste già la damigella

Sul cui volto sguardo amoroso hai posato?

Viola\Cesario

Si mio signore, potrebbe essere a voi sorella

Fosse altro per età aspetto ed incarnato.

Orsino

Più giovane e fresca dovresti cercarla,

la donna come la rosa si sfoglia solo a guardarla.

(Entrano Curio e Feste)

Canta ti prego l’antica canzone

Che fa dell’amore leggera passione.

(Feste canta:)

Come away, come away, death,

And in sad cypress let me be laid;

Fly away, fly away, breath;

I am slain by a fair cruel maid.

My shroud of white, stuck all with yew,

O prepare it!

My part of death, no one so true

Did share it.

 

Not a flower, not a flower sweet,

On my black coffin let there be strown;

Not a friend, not a friend greet

My poor corpse, where my bones shall be thrown:

A thousand, thousand sighs to save,

Lay me, O where

Sad true lover never find my grave,

To weep there!

 

Orsino

Questi prendi per il tuo bel cantare;

ora il permesso di poterti lasciare.

 

Feste

Ti saluto allora, mio buon signore;

Che il sarto una veste dai mille colori ti possa fare,

affinché il tuo cuore così scuro possa illuminare! (esce)

Orsino

(a Cesario) Recati di nuovo dalla mia bella signora,

e confermale che amare un tal gioiello la mia anima onora.

Viola\Cesario

Cosa farete se il suo amore ancora ella vi dovesse negare?

Se simil sentimento una donna per voi invano dovesse provare,

una simile risposta non dovrebbe accettare?

Orsino

Il cuore di una donna, Cesario, così tanta passione

non potrà mai contenere; né simile fame d’amore

credimi potrà mai nessuna donna provare.

Viola\Cesario

In questo mio signore non posso darvi ragione,

Avevo una sorella che d’amor si è consumata

coltivando nella mente un’illusione.

L’uomo infatti molte promesse ama fare,

mentre solo una donna il vero amore sa provare.

Ora resto io per mio padre l’unica famiglia;

e la dolce Olivia vado per voi a conquistare

 

Atto II

Scena V

(Il giardino di Olivia – Ent. Sir Tobia, Sir Andrea e Fabiano)

Tobia

Venite, miei signori, sistemiamo quel villano.

(Ent. Maria)

Maria

Nascondetevi ora, qui in terra lascerò questo biglietto;

dopo questa burla Malvolio non farà più il furbetto (esce).

(Entra Malvolio)

Malvolio

Maria mi aveva già una volta accennato,

quando caro io fossi alla nostra bella signora;

certo che se dovessi sul serio da lei essere amato,

La mia vita cambierebbe alla buon’ora.

Tobia (a parte)

Che canaglia! Come osa il malandrino?

Malvolio

Cosa vedo qui sul mio cammino?

Un biglietto di Olivia, M. O. A. I. dice ella di amare,

che del mio nome in codice si possa trattare?

Tobia (a parte)

Presuntuoso, non c’è che dire!

Malvolio

Ecco cosa mi consiglia ella di fare:

“Sii ostile con il parente, rude con la servitù,

indossa calze gialle e giarrettiere,

E un sorriso sul tuo volto non far mai mancare”.

Della mia signora seguirò ogni consiglio,

farò il mio dovere radioso come un giglio (esce).

Tobia

Maria, con questo scherzo regina dell’ingegno sei da noi incoronata!

Maria

Aspettate di vederlo quando dalla mia signora lui andrà

Con calze gialle, giarrettiere e bel sorriso:

le prime due, a lei odiose; il terzo, contrario alla sua malinconia.

Vedrete che bella lavata di capo infine ne uscirà!

Andiamo, miei signori, seguiamo la follia (escono tutti).

(Fine Atto II)

 

 

TWELFTH NIGHT 4 KIDS di W. Shakespeare , Atto I – adattamento di Germana Maciocci, bozza, estate 2011

 Atto I

Scena I

(Una stanza nel palazzo del duca Orsino – Ent. Orsino, Curio e altri; si sente suonare della musica )

Orsino:

Se la musica nutrimento è dell’amore

suonate allora, mi si spezzi pure il cuore;

suonate di nuovo quella canzone,

che al mio orecchio arrivava

come profumo di viole dal meridione.

Ma ora basta! Adesso è persa,

la dolcezza è ora solo fantasia;

la grandezza dello spirito d’amore

capricciosa, è andata per la via.

Curio:

Andiamo a caccia, mio signore?

Orsino:

Di cosa, Curio?

Curio:

Del cervo.

Orsino:

Ahimé, il cuore è il vero cervo dell’amore!

Il mio, guardando Olivia per la prima volta divenne tale,

e, da allora, del desiderio di lei mi insegue l’ardore.

(Ent. Valentino)

Notizie di Olivia?

Valentino:

Ha fatto voto di nascondere il suo viso,

per ben sette anni, così ha deciso.

Per ricordare il fratello morto, piangendo camminerà velata,

il cuore alla ricerca di conforto.

Orsino:

Se il l’amore per un fratello

può essere così intenso,

colui che l’avrà tutta,

avrà quindi un premio immenso!

Andiamo quindi ora, su prati fioriti,

soavi pensieri d’amore coltiviamo graditi!

 

Atto I

Scena II

(La riva del mare – Ent. Viola, il Capitano + marinai)

Viola

Amici, dove siamo?

Capitano

In Illiria, mia signora.

Viola

Nell’Eliso è Sebastiano.

Cosa farò mai io in Illiria?

Capitano

Il destino voi ha salvato…

Viola

Forse anche lui ha risparmiato.

Capitano

Vostro fratello infatti ho visto

ad un albero legarsi,

dopo lo schianto della nave;

un buon modo per salvarsi.

Viola

Dell’oro per queste buone nuove.

Conoscete questo Paese?

Capitano

Sono nato qui vicino.

Viola

Chi governa questo luogo?

Capitano

È il nobile duca Orsino.

Viola

Mio padre me lo nominò, e allora non era sposato.

Capitano

Non lo è ancora;

alla bella Olivia amore però ha giurato.

Viola

Chi è Olivia?

Capitano

Una fanciulla virtuosa, che da poco il fratello ha perduto.

Per l’amore che a lui portava, a quello degli uomini ha posto il rifiuto.

Viola

Servirla, e nascondermi presso di lei, sarebbe per me un sogno.

Capitano

È assai difficile, signora, di compagnia lei non sente bisogno.

Viola

Allora di un ragazzo prenderò l’aspetto;

andrò a servizio presso il duca e ne conquisterò il rispetto.

Capitano

Così sia quindi, mia nobile signora;

dovessi mai tradirvi, venga subito la mia ora.

Atto I

Scena III

(Casa di Olivia – Ent. Sir Tobia e Maria)

Tobia

La morte di un fratello non dovrebbe mia nipote così tanto addolorare.

Maria

Credetemi signore, per rallegrarla, prima a casa la sera dovreste tornare.

Di quanto bevete, è assai preoccupata,

insieme a quel tal cavaliere, a cui l’avete già presentata.

Tobia

Sir Andrea è uomo di grande valore, sapete,

buon musicista, buon parlatore, e di alte conoscenze lui ha sete.

Maria

Sete di vino, mio caro signore, o mi dite una sciocchezza;

i doni che possiede li sognate, è una certezza.

Tobia

Chi vi parla in tale modo di un tal nobile signore?

Maria

Son gli stessi che alla sera, nel vino annegare vi han visto le ore.

Tobia

Alla salute di mia nipote noi brindiamo, e di chi si rifiuta, la testa io reclamo.

(Ent. Sir Andrea)

Andrea

Buondì Sir Tobia!

Tobia

Salute a voi! Abbordate, Sir Andrea, abbordate!

Andrea

Come?

Tobia

La dama di compagnia di mia nipote.

Andrea

Buona signora Abbordate, è un piacere!

Tobia

Siete in errore, mio signore: abbordate la signora, fatemi il favore!

Andrea

Un tale favore, io non vi posso fare!

Tobia

E voi così invece la lasciate andare!

Andrea

Mia signora, prendete quindi la mia mano…

Maria

Con un gesto della mia io vi congedo, farvi ragionare è ormai un intento vano. (Esce)

Tobia

Brindiamo quindi alla vostra sconfitta.

Come mai avete quell’aria così afflitta?

Andrea

Di tornarmene a casa, vi comunico l’intenzione.

Tobia

Posso saperne il motivo, mio caro cavaliere?

Andrea

La cara Olivia del duca e di me stesso non ne vuole sapere;

un mese ancora resterò, quindi, poi fine dell’illusione.

Tobia

Brindiamo e balliamo allora, mio buon cavaliere,

passiamo insieme con gioia queste nostre ultime sere!

Atto I

Scena IV

(Palazzo di Orsino – Ent. Valentino e Viola\Cesario)

Valentino

Per il duca Orsino siete prezioso più di un diamante…

Viola\Cesario

Spero che il suo affetto rimanga sempre costante.

(Ent. Duca, Curio etc.)

Orsino

Cesario, ti chiedo di andare da Olivia e di fare di tutto per poterle parlare.

Viola\Cesario

Rinchiusa com’è nel suo grande dolore, temo che ella mi possa scacciare.

Orsino

Il tuo bell’aspetto, il giovane viso, alla mia amata daranno il sorriso.

Viola\Cesario

Andrò quindi a corteggiarla per voi, mio buon signore,

[a parte] anche se il posto suo vorrei avere nel vostro cuore.

Atto I

Scena V

(La casa di Olivia – Ent. Maria e Feste)

Maria

Dove sei stato, mio caro buffone?

Feste

In giro per il mondo per dimostrare,

quante cose da un buffone ogni uomo può imparare.

(Ent. Olivia e Malvolio)

Olivia

Portate subito via il buffone!

Feste

La signora portate via subito in verità!

Olivia

Attento! Quanto dici merita il bastone!

Feste

Lo merita soltanto chi afferma falsità.

Vi proverò pertanto che il buffone siete voi.

Chi piangete, dunque, mia signora?

Olivia

Un fratello caro ho perduto.

Feste

La sua anima pensate all’inferno sia andata?

Olivia

Questo no, in fede, non ho certo mai creduto.

Feste

La mia signora quindi fuori deve essere guidata!

Malvolio

Dovete dare, signora, a questo gran buffone

una dura punizione, non c’è altra soluzione.

Feste

Della volpe posso anche la furbizia non portare,

del buffone certamente non la stoffa in voi appare.

Malvolio

Buffoni meno svegli voi dovete già temere,

la mia signora così male non dovete intrattenere.

Olivia

Malato d’orgoglio, Malvolio, voi siete; il mestiere del buffone è criticare,

voi invece metter male volete, con la scusa di esser uomo di morale.

(Ent. Maria)

Maria

Un gentiluomo, mia signora, chiede a voi parola.

Olivia

Se lo manda Orsino, vi prego, mandatelo via (a Malvolio, che esce con Maria).

(Ent. Tobia, ubriaco)

Tobia

Un uomo desidera parlarvi, mia figliola (esce barcollando).

Feste

Sapete cosa sembra un ubriaco, signora mia? Un matto, uno stupido e un annegato:

un sorso lo rende sciocco, un altro pazzo, uno ancora ed è spacciato.

Olivia

Vai con lui buffone, ti prego, prima che si perda per la via (esce Feste).

(Ent. Malvolio)

Malvolio

Il messo, mia signora, di andarsene rifiuta.

Olivia

Che aspetto ha, dimmi, questo giovanotto?

Malvolio

La sua faccia è tutt’altro che barbuta;

in verità, egli giovane è come un passerotto.

Olivia

Fatelo entrare allora, insieme a Maria.

(Esce Malvolio, ent. Maria)

Il mio volto coprirò con un velo, il messaggero di Orsino accoglierò con cortesia.

(Ent. Viola\Cesario con il seguito)

Viola\Cesario

Chi di questa casa è l’onorevole signora?

Olivia

Parlate pure a me, della sua fiducia ella mi onora.

Viola\Cesario

Purtroppo non l’ho ancora mai veduta,

vi prego di dirmi se sto parlando a lei,

la musica del mio discorso altrimenti andrà perduta.

Olivia

Siete quindi un commediante?

Viola\Cesario

No, anche se dalla verità, signora, non siete poi distante.

Olivia

Parlate quindi, chi siete, cosa volete?

Viola\Cesario

Quello che ho da dirvi, altri non devono ascoltare.

Olivia

Lasciateci, (a Maria, che esce) e voi parlate, non fatevi pregare.

Viola\Cesario

Il mio bel discorso nel cuore di Orsino giace.

Olivia

Allora l’ho già ascoltato, e posso dirvi che non mi piace.

Viola\Cesario

Il vostro viso, signora, vi prego di mostrare.

Olivia

Eccolo, signore, ve lo farò ammirare (toglie il velo).

Viola\Cesario

La vostra bellezza causa è di sicuro

dell’amore del mio duca, così forte e duraturo.

Olivia

Nobile, giovane e valoroso è il vostro signore,

ma amore per lui non provo; rassegnarsi ormai dovrebbe, e lasciarmi nel dolore.

Viola\Cesario

Se vi amassi come vi ama il mio padrone, non sentirei ragioni;

urlerei il vostro nome al vento, in tutte le stagioni.

Olivia

Questo per me fareste, ma chi siete ancora ignoro.

Viola\Cesario

Di gentiluomo ho il titolo, mio unico tesoro.

Olivia

Comunque vi confermo, Orsino io non amo

andate pure a dirglielo, non mandi più nessuno;

a meno che voi non siate, portando il suo reclamo.

Viola\Cesario

Addio mia signora, spero egli sia rassegnato.

Che un giorno il vostro amore, possa esser così disprezzato (esce).

Viola\Cesario

Amore mi prende all’improvviso,

perché non è il duca ad avere il suo bel viso?

Malvolio!

(Ent. Malvolio)

Riporta questo anello del duca al messaggero.

Digli che dal suo signore lusinghe più non voglio;

il motivo, lo spiegherò a lui domani, se ritorna, io lo spero.

Malvolio

Vado, mia signora (esce).

Olivia

Destino, sia quindi ciò che deve essere;

di un disegno più grande, noi non siamo che tessere.

(fine Atto I)