—- Mistake me not: Shakespeare’s Coriolanus —- Il Coriolanus di Garrick (1754), – di Germana Maciocci

   

All’annuncio della messa in scena della ‘nuova’ tragedia romana di Sheridan, prevista al Covent Garden per l’autunno del 1754, David Garrick rispose con un revival del Coriolanus di Shakespeare, che debuttò l’11 novembre dello stesso anno, un mese prima di The Roman Matron.

Da più di trent’anni non si assisteva alla rappresentazione del testo originale. Il redattore decise comunque di decurtarlo di un migliaio di versi  – che, ad una attenta analisi, risultano essere più o meno gli stessi che vengono trascurati dalla maggior parte delle moderne produzioni, poiché ritenute difficili da realizzare.

Secondo i cronisti dell’epoca, il manager del Drury Lane non badò a spese, soprattutto per quanto riguarda la cura di costumi, suppellettili e il numero delle comparse. Anche in questa occasione il ritorno di Marcius dalla guerra era difatti celebrato da una ricca processione: la pubblicità allo spettacolo sul Public Advertiser del 13 novembre 1754 informava che: ‘In Act II, will be introduced the Representation of a ROMAN TRIUMPH.’64

A favore della versione di Garrick, si può affermare che, grazie alla sua revisione del testo originale priva di aggiunte e di alterazioni arbitrarie, i personaggi shakespeariani, mantenendo ognuno le proprie caratteristiche peculiari, recuperano sostanza e profondità: ‘Martius remains the brash bully, the antidemocrat, the mother-dominated boy of Shakespeare’s creation. Volumnia is allowed all of her warlike mania, her driving ambition, and her manipulative wiles; …Virgilia and Menenius are left virtually untouched. Aufidius, denied three of the appearances Shakespeare gives him, is a much diminished figure, hardly more than a plot device.’65

Le indicazioni del promptbook prevedevano diverse ambientazioni per le varie scene, ma non ci sono pervenute testimonianze riguardo la loro qualità o la loro natura, quindi non è possibile sapere se, come nel caso della produzione di Thomas Sheridan, gli organizzatori del Drury Lane avessero la stessa cura per le ricostruzioni sceniche. L’iniziativa di Garrick farebbe comunque supporre che egli non risparmiò senza dubbio di offrire uno spettacolo grandioso anche dal punto di vista decorativo.

Rispetto alla produzione di Sheridan, questa fu in ogni caso giudicata: ‘the most mobbing, huzzaing, shewy, boasting, drumming, fighting, trumpeting Tragedy’ mai vista a teatro.66

Il ruolo del protagonista era stato affidato ad Henry Mossop – Garrick rinunciò alla parte in quanto fisicamente troppo minuto per interpretare il generale romano. L’attore, di origine irlandese, dotato di una corporatura piuttosto imponente e specializzato nell’ interpretazione di personaggi dal carattere irruente, risultò particolarmente convincente. L’intonazione della sua voce era virile e armoniosa allo stesso tempo, e, nella parte di Coriolanus, secondo alcuni critici a lui contemporanei, ostentava un portamento maestoso e solenne.67

William Havard e Hannah Pritchard68 impersonavano rispettivamente Aufidius e Volumnia, mentre Edward Berry, perfezionato nella caratterizzazione di uomini anziani, era Menenius. Susannah Davies interpretava Virgilia. The Entertainer del 12 novembre 1754 testimonia che ‘the characters were finely cast, and the whole action performed with the greatest applause.’69

Lo spettacolo fu replicato per otto serate, e fu ripreso il 22 Aprile del 1755 su richiesta del Ballet Master. Successivamente, questa versione dell’opera non fu più riproposta sulle scene, anche se senz’altro influenzò notevolmente l’opinione pubblica dell’epoca: l’edizione del Coriolanus di Shakespeare, pubblicata da Bell nel 1774 con le note di Francis Gentleman, presenta sul testo originale gli stessi interventi che contraddistinguono la sceneggiatura di Garrick.70

 

Pertanto, il tentativo da parte del teatro rivale di contrastare il potenziale successo dello spettacolare adattamento di Thomas Sheridan al Covent Garden, che per molto tempo regnò incontrastato grazie anche alla versione di Kemble, fallì, e il Coriolanus di Shakespeare in quanto tale non fu più rappresentato per quasi un secolo.

 


64 John Ripley, Coriolanus on Stage in England and America, 1609-1994, op. cit. p. 112-3. E’ possible di conseguenza che l’ “Advertisement” di Sheridan, specificando la differenza tra ovation e triumph si riferisse proprio alla messa in scena di Garrick.

65 John Ripley, Coriolanus on Stage in England and America, 1609-1994, op. cit. p. 111.

66 Hiffernan in John Ripley, Coriolanus on Stage in England and America, 1609-1994, op. cit. p. 112. Per un analisi particolareggiata della versione del Coriolanus ad opera di David Garrick, vedi John Ripley, op. cit. p. 109-111.

67 John Ripley, Coriolanus on Stage in England and America, 1609-1994, op. cit. p. 112.

68 ‘Mrs Pritchard’s enunciation was highly praised as ‘a vocal delivery ever varied and ever just,’ but her gestures were confined to wrist and fingers. Her mannerism, too, of tossing her head when wishing to suggest impatience or distress was thought inadequate. Although she was undoubtedly among the greatest tragic actresses of the century, her style of playing did not please everyone: she is often truly natural and agreeable, yet have I seen her bring some scenes in tragedy down to a familiarity that was rather petit: for instance, Lady Macbeth, however just and well she may be in most parts of it, is yet tinctured with this failing…’ The same critic concluded, ‘a little further dash of elegance would have made her nearer to an universal performer than any man or woman on the stage.’ Cecil Price, Theatre in the Age of Garrick, op. cit. pp. 37-8.

69 John Ripley, Coriolanus on Stage in England and America, 1609-1994, op. cit. p. 113.

70 Non tutti i critici contemporanei a Garrick giudicavano bene i suoi revival delle opere shakespeariane; ad esempio Goldsmith riteneva che ‘[they] were partly for the sake of self-aggrandisement,’ e inoltre secondo il suo parere ‘the manager preferred these revivals because he did not have to pay the author.’ Cecil Price, Theatre in the Age of Garrick, op. cit. p. 152.

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