TWELFTH NIGHT 4 KIDS di W. Shakespeare, Atto II – adattamento di Germana Maciocci, bozza, estate 2011

 

Atto II

Scena I

(La riva del mare – Ent. Antonio e Sebastiano)

Antonio

Restare, quindi, più non volete?

Sebastiano

Il mio fato me lo vieta.

Antonio

Dove quindi ve ne andrete?

Sebastiano

La mia meta volevo tenervi segreta,

ma a voi chi sono in realtà rivelare voglio.

Il mio nome è Sebastiano di Messalina,

dell’altro nobile Sebastiano sono figlio.

Avevo una sorella, a me gemella,

che il mare mi portò via nel naufragio.

Una donna molto bella, non solo di aspetto,

che il mare mi ha rubato con fato malvagio.

Antonio

Sempre vi ricorderò con tanto affetto.

Sebastiano

Vado dal conte Orsino, caro amico, vi saluto! (esce)

Antonio

Divieto ho di tornare sotto il suo tetto,

ma voi per amore seguirò senza rifiuto (esce).

Atto II

Scena II

 (Una strada – Ent. Viola e Malvolio)

Malvolio

Mio buon signore, la mia contessa

questo anello restituirvi vuole (esce).

Viola

Tale cosa non è mai successa,

quel che le donai furon solo parole.

Devo averla affascinata, se

ben ricordo il suo strano agire:

poverina, l’ho ingannata,

per colpa mia dovrà d’amore soffrire.

E io amo il conte Orsino:

a te l’ultima parola, beffardo destino! (esce)

Atto II

Scena III

 (La casa di Olivia – Ent. Andrea e Tobia)

Tobia

Venite quindi, mio buon cavaliere, entrate,

mangiamo e beviamo. Maria, del buon vino portate!

(Ent. Feste)

Andrea

Buffone, vi prego, un canto intonate:

la vostra voce è dolce, d’amore cantate!

(Feste canta:)

Oh mistress mine! where are you roaming?
Oh! stay and hear; your true love’s coming,
That can sing both high and low.
Trip no further, pretty sweeting;
Journeys end in lovers meeting,
Every wise man’s son doth know.

What is love? ‘tis not hereafter;
Present mirth hath present laughter;
What’s to come is still unsure:
In delay there lies no plenty;
Then come kiss me, sweet and twenty,
Youth’s a stuff will not endure.

Tobia

Voce soave mio buon buffone,

ora cantiamo insieme la canzone del briccone.

(Ent. Maria)

Maria

Fate piano, miei signori, io vi chiedo,

ecco Malvolio arrivare io vedo!

(Ent. Malvolio)

Ma signori, siete matti? Smettetela di urlare,

questa casa non è un’osteria, più rispetto dovete portare.

E voi Maria, se alla mia signora davvero tenete,

in questo luogo riportate la quiete.

Su questa mano, io ve lo giuro,

di lamentarmi con lei io non trascuro (esce).

Andrea

Sfidare quest’uomo a duello vorrei;

farebbe infuriare tutti gli dei.

Maria

Ipocrita e saccente egli è davvero,

pan per focaccia gli renderemo per intero.

Con false lettere d’amore lo trarremo in inganno

penserà che Olivia per amor di lui sia in affanno.

La sua superbia è di tale intensità,

che con tutte e due le scarpe nella beffa cadrà.

Troviamoci quindi domani nel luogo accordato:

caro Malvolio, il tuo fato è segnato! (esce)

Tobia

Andiamo a riposare, buffone, cavaliere,

della cara Maria rispettiamo il volere (escono tutti).

Atto II

Scena IV

(Il palazzo del duca – Ent. Orsino, Viola, Curio e altri)

Orsino

Buongiorno cari amici! E tu caro Cesario fammi ascoltare

Quella canzone che stanotte il mio cuore ha fatto volare.

Ma dimmi, ragazzo, esiste già la damigella

Sul cui volto sguardo amoroso hai posato?

Viola\Cesario

Si mio signore, potrebbe essere a voi sorella

Fosse altro per età aspetto ed incarnato.

Orsino

Più giovane e fresca dovresti cercarla,

la donna come la rosa si sfoglia solo a guardarla.

(Entrano Curio e Feste)

Canta ti prego l’antica canzone

Che fa dell’amore leggera passione.

(Feste canta:)

Come away, come away, death,

And in sad cypress let me be laid;

Fly away, fly away, breath;

I am slain by a fair cruel maid.

My shroud of white, stuck all with yew,

O prepare it!

My part of death, no one so true

Did share it.

 

Not a flower, not a flower sweet,

On my black coffin let there be strown;

Not a friend, not a friend greet

My poor corpse, where my bones shall be thrown:

A thousand, thousand sighs to save,

Lay me, O where

Sad true lover never find my grave,

To weep there!

 

Orsino

Questi prendi per il tuo bel cantare;

ora il permesso di poterti lasciare.

 

Feste

Ti saluto allora, mio buon signore;

Che il sarto una veste dai mille colori ti possa fare,

affinché il tuo cuore così scuro possa illuminare! (esce)

Orsino

(a Cesario) Recati di nuovo dalla mia bella signora,

e confermale che amare un tal gioiello la mia anima onora.

Viola\Cesario

Cosa farete se il suo amore ancora ella vi dovesse negare?

Se simil sentimento una donna per voi invano dovesse provare,

una simile risposta non dovrebbe accettare?

Orsino

Il cuore di una donna, Cesario, così tanta passione

non potrà mai contenere; né simile fame d’amore

credimi potrà mai nessuna donna provare.

Viola\Cesario

In questo mio signore non posso darvi ragione,

Avevo una sorella che d’amor si è consumata

coltivando nella mente un’illusione.

L’uomo infatti molte promesse ama fare,

mentre solo una donna il vero amore sa provare.

Ora resto io per mio padre l’unica famiglia;

e la dolce Olivia vado per voi a conquistare

 

Atto II

Scena V

(Il giardino di Olivia – Ent. Sir Tobia, Sir Andrea e Fabiano)

Tobia

Venite, miei signori, sistemiamo quel villano.

(Ent. Maria)

Maria

Nascondetevi ora, qui in terra lascerò questo biglietto;

dopo questa burla Malvolio non farà più il furbetto (esce).

(Entra Malvolio)

Malvolio

Maria mi aveva già una volta accennato,

quando caro io fossi alla nostra bella signora;

certo che se dovessi sul serio da lei essere amato,

La mia vita cambierebbe alla buon’ora.

Tobia (a parte)

Che canaglia! Come osa il malandrino?

Malvolio

Cosa vedo qui sul mio cammino?

Un biglietto di Olivia, M. O. A. I. dice ella di amare,

che del mio nome in codice si possa trattare?

Tobia (a parte)

Presuntuoso, non c’è che dire!

Malvolio

Ecco cosa mi consiglia ella di fare:

“Sii ostile con il parente, rude con la servitù,

indossa calze gialle e giarrettiere,

E un sorriso sul tuo volto non far mai mancare”.

Della mia signora seguirò ogni consiglio,

farò il mio dovere radioso come un giglio (esce).

Tobia

Maria, con questo scherzo regina dell’ingegno sei da noi incoronata!

Maria

Aspettate di vederlo quando dalla mia signora lui andrà

Con calze gialle, giarrettiere e bel sorriso:

le prime due, a lei odiose; il terzo, contrario alla sua malinconia.

Vedrete che bella lavata di capo infine ne uscirà!

Andiamo, miei signori, seguiamo la follia (escono tutti).

(Fine Atto II)

 

 

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