Re Lear, da Le Storie di William Shakespeare di Leon Garfield, Parte 4 – traduzione di Germana Maciocci

Il castello del conte di Gloucester si ergeva imponente contro il cielo tetro, simile a un pensiero oscuro in una mente malvagia. Fuori dalle porte, spesse e blindate, sedeva un uomo, dall’apparenza tranquilla e paziente, con le gambe imprigionate da robusti ceppi di legno. Era lì da tutto il giorno ormai, il messaggero del re, messo alla gogna come un comune vagabondo.

Il duca e la duchessa di Cornovaglia avevano dato ordine di imprigionarlo, nonostante le proteste del duca di Gloucester, che pensava fosse una mancanza di rispetto nei confronti del re, trattare in modo così irrispettoso il suo messaggero. Ma il messaggero se l’era cercata, scontrandosi con un tale Osvaldo, maggiordomo della duchessa di Albany, che sopraggiungeva con un messaggio per Regana. Sarebbe stato d’insulto per Gonerilla, che considerava Osvaldo ancora più del suo stesso consorte, il mite duca, se l’aggressore del suo fedele servo non fosse stato punito con severità. Quindi il messaggero del re era stato messo ai ceppi; e lì sedeva, con nient’altro che i suoi pensieri ad accompagnarlo e confortarlo.

Egli era vestito in modo grossolano, con la barba incolta, il linguaggio rude. Si trovava da poco al servizio del re; eppure aveva visto come Gonerilla aveva trattato suo padre, e si era indignato a tal modo, come se avesse servito il vecchio re da tutta la vita. Sospirava e sorrideva mestamente, poiché in realtà aveva servito e amato re Lear per tutta la vita. Il re non lo aveva riconosciuto, a causa del suo vestito umile e della barba irsuta. Il suo travestimento metteva in mostra, invece di nascondere, la sua natura schietta e sincera. Egli era infatti il conte di Kent, il quale, bandito dal re, era ritornato per vegliare sul suo amato sovrano.

Kent aveva inviato lettere a Cordelia, in Francia, informandola riguardo la situazione del regno, che peggiorava di momento in momento, del conflitto in corso tra i duchi di Albany e Cornovaglia, e della sofferenza di suo padre. Il conte non era felice di vedere  avverarsi i suoi tristi presagi. Il suo unico conforto, mentre sedeva con le membra e il cuore dolenti, era aver ricevuto la notizia che dalla Francia un’armata era appena giunta a Dover, accompagnata dalla stessa Cordelia. Se ne stava quindi lì imprigionato, fischiettando per tenere alto l’umore, pensando che presto la pena di re Lear avrebbe trovato il giusto sollievo.

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