Re Lear, da Le Storie di William Shakespeare di Leon Garfield, Parte 2 – traduzione di Germana Maciocci

Più tardi vi fu un eclissi sia di luna che di sole, e mentre tutto era avvolto nella tenebra più assoluta, mendicanti e folli vagabondi si ritiravano pieni di terrore sotto cespugli e in cunicoli sotterranei. Quindi disordini e disgrazie si diffusero ovunque, palazzo reale incluso, dove il re impazzito aveva bandito Kent e rinnegato la buona Cordelia. Sicuramente la fine del mondo era vicina! Re contro suddito, padre contro figlia…. e ora, figlio contro padre! Il conte di Glucester, un altro anziano padre del regno orfano di Lear, ritornando presso il suo castello, venne a sapere che Edgar, suo figlio maggiore, complottava per ucciderlo.  A informarlo fu Edmund, il figlio più giovane, il quale gli mostrò addirittura una lettera, scritta con la calligrafia di Edgar, nella quale, chiaro come il giorno, veniva palesato il sanguinoso piano di Edgar, che prevedeva il compimento di un gesto, al contrario, nero come la notte!

“Oh malvagia canaglia!” gemeva il conte, torcendosi le mani in preda alla sua pena. “Snaturata, detestabile, crudele canaglia!”

Quindi Edmund, intelligente e di bell’aspetto, dopo aver posato gentilmente la mano sul braccio del padre per confortarlo, andò in cerca di Edgar, per avvisarlo, da fratello a fratello, che il loro genitore, per una qualche causa ignota, era adirato contro di lui, in maniera così violenta da mettere in pericolo la vita di Edgar, e che, fino al momento in cui Edmund non fosse riuscito a ricondurre il conte alla ragione, era meglio per quest’ultimo se si fosse tenuto lontano dal castello.

Edgar, che era di cuore nobile quanto Cordelia, credette alle parole del fratello e, tremendamente scosso e preoccupato, fuggì come un ladro dalla casa di suo padre.

Guardandolo andar via, Edmund sorrise. Egli disprezzava e invidiava suo fratello, il quale in quanto legittimo avrebbe ereditato tutto. Egli invece era il mero frutto della lussuria di suo padre, e non avrebbe ottenuto nulla se non avesse provveduto da solo a soddisfare i propri scopi. “Se non per nascita, avrò la mia eredità grazie alla mia astuzia”, mormorò Edmund. Era stato infatti lui a scrivere la lettera e a inventare il complotto.

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